Il
nome "Surrentum" sembra collegato al mito
delle Sirene, creature marine metà donne e
metà pesci, che ammaliavano i naviganti con
il loro canto spingendoli a naufragare sulle rocce
delle coste della penisola sorrentina.
Come narra l’Odissea, Ulisse riuscì a
sconfiggerle turando le orecchie dei compagni con
della cera e facendosi legare all'albero maestro.
Secondo la leggenda le Sirene, cosi' umiliate, si
tramutarono negli scogli oggi chiamati Li Galli, situati
di fronte a Positano.
Si pensa che Sorrento sia stata fondata dai Fenici
e che fu colonia greca e poi romana anche se spesso
si ribellò al dominio di Roma senza essere,
tuttavia, mai distrutta e, in età imperiale,
divenne dimora privilegiata del patriziato romano.
In seguito fu dominata dai Goti, dai Longobardi e,
nel 552, dai Bizantini fino ad essere trasformata
in ducato nel IX sec. alternando momenti di relativa
libertà a periodi di dominazione.
Con il 1133 arrivò la conquista normanna e
da allora Sorrento condivise le sorti legate alla
regione. Nel 1558, nonostante una difesa disperata,
Sorrento fu saccheggiata dai pirati Turchi e, da quel
momento, vennero costruite le mura difensive intorno
alla città seguendo l’antico tracciato
romano.
Sorrento fu sempre una città
fiera e aristocratica spesso in lotta con i paesi
vicini e partecipò anche alla rivoluzione di
Masaniello e fu assediata per 14 mesi.
Fu con il 1799 che entrò a far parte della
Repubblica Partenopea e fu ancora teatro di lotte
tra repubblicani e borbonici, ma fin dal XVIII secolo,
assunse il carattere di ricercata localita' di villeggiatura.
A dire il vero già durante la prima età
imperiale i ricchi patrizi elessero tutto l'arco del
Golfo di Napoli, dai Campi Flegrei a Sorrento a luogo
ideale per trascorrere i mesi estivi ed i periodi
di otium.
Alcuni
luoghi storici di Sorrento:
Sedil Dominova-Piazzetta Sedil Dominova, Via
San Cesareo
L'organizzazione amministrativa di Sorrento si articolava
nel '500 in una ripartizione dell'abitato in due Sedili.
Essi erano "edifici in forma quadrangolare con
ampi ingressi laterali, nei quali i nobili convenivano
per intrattenervici e i delegati di costoro discutevano
gli affari pubblici".
Il Sedil Dominova è l'unica testimonianza rimasta
in tutta la Campania degli antichi sedili nobiliari.
E' una costruzione del sec. XVI e la sua fondazione
e denomi-nazione derivano dall'iniziativa di alcuni
patrizi del più antico Sedile di Porta, si-tuato
all'angolo sud-ovest di via S. Cesareo, ancora oggi
parzialmente osservabile.
E' formato da due arcate in piperno che lasciano scoprire
l'interno della cupola e i muri di fondo con affreschi
del '700 riproducenti architetture in prospettiva.
Da ciò è evidente la discontinuità
stilistica degli elementi compositivi. I pilastri
e le arcate polistili, con i loro capitelli, sono
di gusto arcaicizzante e non hanno alcun rapporto
formale con la classica cornice di coronamento.
La cupola seicentesca è formata da embrici
maiolicati di colore giallo e verde, secondo il gusto
espresso nelle cupole delle chiese.
La piccola sala interna ha raccolto in passato le
antiche iscrizioni marmoree che sono state successivamente
trasferiti al Museo Correale.
Nello stesso museo è anche conservato un dipinto
del Duclére, dove è raffigurato il pittoresco
largo del Sedil Dominova con al centro una fontana
a forma di pilastro. Oggi la fontana non esiste più,
ma è ricordata nel nome "Schizzariello",
che ancora si dà comunemente alla piazzetta
del Sedile.
Chiesa
dell'Annunziata
L'origine di questa chiesa è anteriore al 1341.
Essa sorge su un antico tempio dedicato alla dea Cibele,
come è testimoniato dall'ara omonima del sec.
1 d.C., rinvenuta presso
la chiesa ed ora conservata al Museo Correale.
La tradizione vuole che la chiesa sia stata edificata
e dedicata all'Annunciazione della Vergine Maria dalla
nobile famiglia Sersale (1 133). Dopo i primi ampliamenti
del 141 1, essa, anche per i danni causati dal terremoto
del 1695, subiva notevoli cambiamenti architettonici
(1714).
Nel 1768 il cardinale di Napoli A.Sersale faceva edificare
a proprie spese la severa facciata in tufo con portico
e lo stemma della sua famiglia fu posto al centro
dell'arco di ingresso.
La chiesa è ad una sola navata, in stile barocco.
Le pareti sono coperte da marmi policromi, mosaici
e stucchi. Uno dei sei altari laterali appartenevano
a diverse famiglie patrizie sorrentine che vi vantavano
diritto di sepoltura. Il soffitto è interamente
dipinto su tela ed ha al centro un grande quadro di
F. Andreoli del 1700. Ricordiamo tra le altre, la
tela raffigurante la deposizione di Cristo dalla Croce
e quella della Annunciazione, del pittore sorrentino
P. Di Maio.
Casa
dei Tasso - Hotel Tramontano, Via Vittorio
Veneto
Torquato Tasso nacque l'11 marzo 1544 nella villa
di proprietà dei Mastrogiudice (nobile famiglia
sorrentina), posta sul "Prospetto", cioè
su quel tratto di costa che va dall'albergo Syrene
alla chiesa di S. Francesco.
Di quella casa, costruita proprio sull'estremità
della costa a picco sul mare, non resta che una stanza
con due archi e balconata. Verso la metà del
sec. XVII, infatti, la parte di essa che sporgeva
precipitò in mare con il costone tufaceo su
cui era poggiata, "quasi mal tollerando di accogliere
inquilini volgari, poscia che aveva perduto il chiarissimo
poeta".
Sul Prospetto è sorto in epoca successiva l'albergo
Tramontano che ha assorbito il poco che era rimasto
di quella casa, così come ha inglobato opere
laterizie assai vaste, mura in reticolato, capitelli
corinzi ed altri ruderi della villa romana che vi
preesisteva e che forse era soltanto una continuazione
della grande villa di Agrippa Postumo.
Casa
di Cornelia Tasso - Via S.Nicola
Anticamente di proprietà della nobile famiglia
Sersale e sita nell'attuale via S. Nicola, divenne
dimora di Cornelia, sorella del Tasso, in seguito
al matrimonio con Marzio Ser-sale (1558). In questa
casa il poeta abitò nel 1577.
A sinistra del palazzo fu costruita una cappella gentilizia
dedicata a S. Nicola di Bari (da qui il nome dato
alla strada).
E' rilevante per i suoi balconi scolpiti con motivi
pugliesi e siciliani. Sul portone d'in-gresso si può
osservare lo stemma dei Sersale.
Museo
Correale di Terranova
Fu costituito agli inizi di questo secolo dalla famiglia
Correale. Contiene un'interessante raccolta archeologica
di marmi greco-romani e medioevali appartenenti al
Comune; mobili napoletani e stranieri dei sec. XVII
e XVIII; porcellane di Capodimonte, di Sèvres,
di Sassonia, di Cina; cristalli di Boemia; vetri di
Venezia e bronzi. Alle pareti si ammirano dipinti
della scuola di Posillipo, tra cui le opere del Gigante
e del Duclére, nonché tele del Cavallino,
Spadaro, Salvator Rosa e A. Vaccaro. Da ricordare
la collezione di intarsi di Saltovar.
Le
antiche mura - Largo Parsano, Via degli Aranci
Della cinta difensiva greca rimane la murazione esistente
sotto il piano stradale della Porta Parsano Nuova
e visibile attraverso una grata. I resti della Porta
meridionale della Sorrento antica furono portati alla
luce nel 1921 e attribuiti erroneamente da una lapide
all'età della colonia di Augusto (mentre nel
periodo romano rimasero in uso le mura di epoca greca).
Un altro rudere di dimensioni molto limitate della
murazione greca, oltre la Porta della Marina Grande,
è il piccolo tratto (poco più di 3 m.
di altezza e di larghezza) della cortina occidentale
portato alla luce nel 1933 in località via
Sopra le Mura.
La città romana si sovrappose all'insediamento
greco conservandone la pianta urbana e la stessa cinta
muraria a grossi blocchi isodomici. Queste mura rimasero
a difesa di Sorrento durante tutta l'epoca medioevale
resistendo a vari assedi.
Il rifacimento di esse iniziò nel 1551, dopo
che le guerre combattute tra angioini e aragonesi
avevano irreparabilmente danneggiato la cinta muraria,
e fu completato soltanto nel 1561 dopo che la tragica
invasione turca del tredici giugno 1558 aveva convinto
i sorrentini ad accelei-are i lavori.
Le mura vicereali furono eseguite in filari quasi
regolari di tufo protetti dall'intonaco, con un marcapiano
che si sviluppa orizzontalmente per tutta la loro
lunghezza. Esse mantenevano il percorso della cinta
difensiva greco-romana distaccandosene lievemente
solo in qualche tratto.
Prima delle modifiche intervenute recentemente, le
mura vicereali cingevano la città in tutti
i suoi punti e gli unici varchi o Porte erano posti
all'altezza del decumano massimo e del cardine massimo
e sui percorsi che conducono alle due marine. Esse
sono l’unico esempio rimasto nell'Italia meridionale
di cinta muraria dell'epoca vicereale. Il tratto più
esteso che ne rimane è quello sul lato meridionale
che va dalla strada di Marina Grande a Porta Parsano
Nuova e da qui ai resti del Bastione di Piano posto
alla estremità delle mura orientali interamente
demolite nel 1866 per le opere di allargamento di
Piazza Tasso. Un altro tratto di mura di circa 100
m. con due piccoli bastioni si trova al dì
sotto di via Sopra le Mura, a strapiombo sul vallone
occidentale e sulla Marina Grande.
Porta
di Marina Grande
La Porta della Marina Grande è stata probabilmente
sino al sec. XV l'unico accesso alla città
dal mare (lato nord-occidentale).
Nonostante i rifacimenti e le modifiche subite, conserva
gran parte dei lineamenti dell'antica porta greca
cioè l'apparato isodomico con "l'adesione
perfetta" dei blocchi e la loro sistemazione
alternata agli angoli. Interessante è la pianta
a doppia porta che segue la curva della salita. Sono
visibili inoltre tratti delle mura fiancheggianti
la via che dall'esterno conduceva alla porta.
Il monumento è inoltre legato all'invasione
dei Turchi del 13 giugno 1558 i quali, secondo la
tradizione, attraverso la Porta della Marina Grande
aperta da uno schiavo della famiglia Correale, entrarono
nella città e la saccheggiarono.